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Un appello di cooperazione attiva:

Un appello di cooperazione attiva:

Ieri ho avuto l’onore di intervistare il dott. Abdulcadir Giama e ho rabbrividito dal fervore, passione e senso della responsabilità che mi ha trasmesso. Un uomo che pur operando in Italia per 35 anni non ha mai smesso di agire nel suo paese. La situazione della mutilazione genitale femminile in Somalia ha una percentuale del 99,9% e le conseguenze dell’infibulazioni faraoniche sono terribili.

Innanzitutto hanno conseguenza fisiche, personalmente ho visto immagini ricavate dalle operazioni di cisti di volume considerevole che si formano all’esterno dell’apparato genitale e che impediscono alla donna qualsiasi minuto di pace, fistole, infezioni, lacerazioni , chiusura totale del genitale provocando problemi ai reni e ad altri organi per ora non diffonderò queste immagini sul Facebook ma mi sento in dovere di condividere quest’esperienza e di dirvi che quest’uomo di un’età avanzata opera gratuitamente per ciraca 20 ore al giorno per salvare almeno 700 donne l’anno, ha investito la sua pensione per aprire l’ospedale e fare formazione e rieducazione su tale argomento. Quindi vi lancio un appello di cooperare in qualsiasi modo, da donazioni a volontariato come medici che vorranno imparare tali interventi in quanto esistono donne mutilate anche in Italia, eventi e conferenze.

Vi lancio un appello di cooperazione attiva.

Ieri ho avuto un esempio di speranza questa è la speranza che cerco in un esempio da seguire un uomo che agisce 24 su 24 perchè si sente responsabile del suo Paese ma la sua intenzione non è ricevere ma dare.

Dalle sue parole si evince che non da per altruismo ma perchè sente un debito verso queste persone che sono in una condizione piu disagiata e vivono in terribili torture dovute all’ignoranza, ai soprusi, ai tabu e alle violenze che permettiamo ogni giorno quando non agiamo e ci adagiamo sul divano a ingrassare nell’ignoranza, apatia e pigrizia dovuti a un mondo che ci svuota piu che riempirci di luce.

Qui i dati per chi volesse partecipare attraverso il 5×1000
“Galkayo Medical Center” – Galkayo – SOMALIA
tel/fax 00252 90 759514 – 00252 90 790099
mail:      comsed@gmail.com  amgiama@comsed.org
In Italia mail:     info@comsed.org  saida@comsed.org
C.F./P.IVA: 02004950792
per il 5 x Mille
Sul sito troverete anche la possibilità di partecipare con donazioni immediate.

L’infibulazione (dal latino fibula, spilla) letteralmente è la chiusura del lume vaginale. Essa quasi sempre si accompagna a ulteriori mutilazioni dei genitali femminili (MGF) come l’escissione della clitoride, delle piccole labbra, di parte delle grandi labbra vaginali. La cucitura della vulva, lascia aperto solo un foro per permettere la fuoriuscita dell’urina e del sangue mestruale. L’intervento è praticato generalmente su bimbe dell’età di 4-12 anni con rudimentali strumenti da stregoni, fattucchiere o parenti della vittima. Le ferite sono suturate con spago da sacco o con spine. Le gambe delle bimbe spesso sono legate e restano legate per 15 giorni dopo l’intervento (1-3).

In Italia, oggi vivono 38.000 donne infibulate o escisse, con la vulva cucita o comunque mutilata e senza la clitoride. Secondo un rapporto dell’OMS del 1997 le mutilazioni genitali femminili (Mgf), che colpiscono oltre 130 milioni di donne in tutto il mondo, sono sempre più frequenti in Europa, Australia, Canada e Stati Uniti, meta di immigranti dell’area sub-sahariana per i quali le mutilazioni genitali fanno parte della tradizione.  Di Leila Lomanno

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